Paesaggi d'Italia

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Laghi e isole piemontesi

Piemonte, Italia

Parlando dei paesaggi dei laghi piemontesi con le loro isole sono state usate espressioni come “acquerello di Dio”, “luoghi fatati”, per evocare qualcosa di così bello d’andare oltre le possibilità umane. Eppure qui la bellezza, certamente favorita da una natura pittorica che si presenta nelle sue più alte e varie espressioni, è in buona parte opera dell’’uomo, un’opera perfettamente concepita ed eseguita, tanto da arrivare a rappresentare splendori del tutto speciali. I viaggiatori d’ogni epoca che giungono su questi laghi, nelle cui acque limpide è facile veder specchiate altrettanto limpide montagne, quasi non si capacitano di come si possa aver creato questo piccolo mondo di delizie e d’ eleganza, di un gusto raffinato che tocca le più grandi e ricche ville come le case più modeste e tradizionali, le cittadine sulle sponde come i più piccoli borghi costruiti sulle isole o appollaiati sulle alture. Tutto contribuisce a costruire uno spettacolo dove l’uomo può trovarsi “divinamente” bene, rendendo, veri e umanissimi questi piccoli paradisi frutto di un lungo cammino di storia, arte, lavoro, senso diffuso e coltivato del bello.

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(Laghi di Avigliana) Si vedono ai lati gli ultimi gradini dell’immenso anfiteatro delle Alpi svanire tra i vapori del piano, ei ai piedi il borgo d’Avigliana dominato dall’antico castello, ed i suoi laghi specchiare l’azzurro del cielo.
Massimo D’Azeglio, 1829
L’isola di San Giulio sembra fatta tutta a mano, come un gioco di costruzioni. Metro per metro, secolo dopo secolo, dandosi il cambio, uomini e altri uomini le hanno dato forma con il loro lavoro. Se si vede del verde, la natura non c’entra, sono i giardini delle ville. L’insieme è compatto come i pezzi di un rompicapo. Di sera le differenze dei colori scompaiono, i profili si fondono, l’isola sembra un monumento in un sol blocco di pietra nera a guardia dell’acqua cupa.
Gianni Rodari, 1978
(Sul lago d’Orta) [...] appena un filo di brezza sull’acqua c’è qualche albero illustre la magnolia, il cipresso, l’ippocastano la vecchia villa è scortecciata [...] È strana l’angoscia che si prova in questa deserta proda sabbiosa erbosa dove i salici piangono davvero [...]
Eugenio Montale, 1975
(Lago d’Orta) Il luogo bizzarramente si chiama Orta. Uno che sapeva guardare, dice mio padre, l’ha definito un tempo acquerello di Dio.
Markus Werner, 1996
(Lago Maggiore) Dall’alto si vedono giungere migliaia di fili che saltano e s’incrociano: minuscole cascate sparpagliano sull’erba la loro pioggia di perle e i ruscelli di diamanti raccolgono tutte queste acque fuggitive per correre a versarle nel lago. Qua e là, sopra tutte queste frescure e questi mormorii, le querce spandono lucentezza delle foglie nuove e salgono a mano a mano, tanto che alla fine l’altezza sparisce sotto le loro file e il cielo è sbarrato dal colonnato confuso di una foresta. Sotto il lago spiega il suo azzurro uniforme tra una bordura di spiaggia bianca.
Hippolyte Taine, 1866
(Isole Borromee) Spesso la sorpresa viene suscitata nell’anima perché questa non riesce a conciliare ciò che vede con ciò che ha visto. In Italia c’è un grande lago, che viene chiamato Lago Maggiore: è un piccolo mare, le cui rive sono interamente selvagge. In mezzo al lago, a quindici miglia dalla riva, ci sono due isole di un quarto di lega di circonferenza, dette “Borromee”, che sono a mio parere, il luogo più incantevole del mondo. L’anima è sorpresa da questo contrasto romanzesco, rievocando con diletto i prodigi dei romanzi, nei quali dopo aver superato rocce e paesi aridi, ci si ritrova in luoghi fatati.
Charles-Louis de Secondat Montesquieu, 1729
Le piccole isole Borromee paiono una creazione dell’Ariosto. Hanno la medesima grazia delle invenzioni dell’Orlando Furioso, con un che di più selvaggio. Nella maggiore delle isole, che sembrano fatte solo per la fantasia dei poeti, ci sono inoltre dei pescatori, un villaggio e una chiesa. Qui comincia, col mirto, l’olivo e il limone, il dolce profumo della lingua milanese. L’incantatrice dei climi del Mezzogiorno abita in questo luogo, sul suo limitare. In fondo al castello disabitato dei Borromei sono nascosti quadri, statue e dormienti nelle sale sotterranee, nello sciabordio dei flutti dormienti.
Edgar Quinet, 1839
L’isola Madre è posta al centro del lago, a mezzogiorno dell’isola di San Giovanni. Rassomiglia a una di quelle isole galleggianti, in cui la mitologia pagana ci ha trasmesso la descrizione. In inverno quando la neve e il ghiaccio coprono tutte le sommità circostanti, l’isola Madre stende con orgoglio il verde eterno de’ suoi allori, de’ suoi aranceti, de’ suoi pini secolari, come per far contrasto col lutto generale della natura.
Saint-Ange de Virgile, 1825
(Isola Bella) Bellissima fra le isole! Che ti specchi nelle acque azzurre del tuo lago, chi ti ha veduto non potrà mai dimenticare di essersi riposato sotto i tuoi cipressi e di aver udito lo stormire armonioso de’ tuoi boschetti. Ora beata, in cui i miei sguardi volavano sopra le acque, come gru viaggianti, nel fortunato mezzogiorno! Bellissima fra le isole! Ove elevansi palmizii, lussureggiano le magnolie e i pampini, e le liane avviticchiansi alle statue marmoree degli Dei; in vetta torreggia il pino e l’argenteo fagiano mirasi vanitoso nelle placide onde solcate dal timone dipinto del veloce burchiello! Bellissima fra le isole! Io porto impressa nel cuore, sulle montagne della mia patria, la tua immagine graziosa; e l’occhio mio interiore ti vedrà sempre, o prezioso smeraldo, incastonato nell’argento lago, e la mia memoria innamorata ripenserà le tue eterne bellezze, quando i bioccoli di neve voleranno intorno alla mia finestra, e la montagna si coprirà di un denso manto di nebbia.
Uffo Daniele Horn, 1847
[...] arrivammo al lago Maggiore, con le sue graziose isole; giacchè, per quanto l’isola Bella possa essere fantastica e capricciosa, essa è sempre bellissima. Qualsiasi cosa sorga da quell’acqua azzurra, con quel prospetto attorno, è necessariamente tale.
Charles Dickens, 1844