Paesaggi d'Italia

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La pianura e le campagne friulane

Friuli-Venezia Giulia, Italia

“Il primo Friuli è tutto pianura e cielo”; quando una regione può fregiarsi delle parole di un figlio illustre come Pierpaolo Pasolini, il rischio di dire qualcosa di inadeguato su questa terra e sui suoi paesaggi è molto alto, se poi si aggiungono quelle di un altro suo figlio, anch’esso tra i più grandi poeti italiani del ‘900, qual è Umberto Saba, il rischio può diventare certezza. Bisogna forse solo prendere atto che anche le campagne della piana del Friuli - parte d’Italia dove sia le montagne che il mare sono celebrate per i loro caratteri netti - evidentemente ispirano pensieri profondi, tracciano la strada illuminante della poesia, non solo per chi è capace di percorrerla ma un po’ per tutti quelli che si trovano ad attraversarle da viaggiatori attenti.

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(Campagna orientale, verso Rosazzo) In rapida salita voltando e rivoltando, entriamo in un paesaggio che assomiglia, per il naturale suo orientamento a quello […] in Lombardia […] e nel Veneto e cioè: colline con le spalle a nord, ai monti, e con la faccia a sud, alla pianura: ma con due fondamentali differenze. La prima, la più importante; che, in fondo a questa pianura, e a soli venti chilometri o poco più in linea d’aria, c’è il mare, con il suo potentissimo afflusso di correnti calde e di raddoppio solare, da maggio a ottobre. La seconda: che la morfologia di queste colline è straordinariamente plastica anziché rigida: è complessa, morbida, modellata, tutta a dolci protuberanze e dolci insenature, convessità e concavità, conche e mamme.
Mario Soldati, 1970
L’estasi della giornata settembrina si dilata ancora nell’anima mia: rivedo gli orti e i colli più vicini e i monti più lontani, e verso il mezzodì la pianura che scende e scorre con l’Isonzo verso il mare. Festoni di viti, scabri tronchi di susini con le foglie già sfinite dalla lunga estate e le ultime ciocche di susine celesti sui rami più alti; peri ormai spogli dei frutti, lustranti ciliegie con foglie abbandonate in attesa di farsi d’oro e di sangue; fichi smanianti con frutti neri violacei offerti ai passeri, e, tra alberi e viti, l’occhieggiare degli ultimi pomodori s’alterna con un campo di granoturco.
Biagio Marin, 1964
Chi parte da Venezia, dopo un viaggio di due ore (se prende l’accelerato, magari quello del sabato sera, pieno di studenti e di operai) giunge al limite del Veneto e, per dissolvenza, entra nel Friuli. Il paesaggio non sembra mutare, ma se il viaggiatore è sottile, qualcosa annusa nell’aria. È cessata sulla Livenza la campagna dipinta da Palma il Vecchio e da Cima. Le montagne si sono scostate, a nord, e appiattite a colorare il cielo di un viola secco, con vene di ghiaioni e nero di boschi appena percettibile contro il gran velame; e il primo Friuli è tutto pianura e cielo. Poi si infittiscono le rogge, le file dei gelsi, i boschetti di sambuchi, di saggine, lungo le prodaie. I casolari si fanno meno rosei, sui cortili spazzati come per una festa, coi fienili tra le cui colonne il fieno si gonfia duro e immoto. Ma è specialmente l’odore — che flotta dentro lo scompartimento svuotato — a essere diverso. Odore di terra romanza, di area marginale. Sulla dolcezza dell’Italia moderna c’è come il rigido, fresco riflesso di un’Italia alpestre dal sapore neolatino ancora stupendamente recente.
Pier Paolo Pasolini, 1945 - 1951
[…] la pianura friulana […] che la sua caratteristica essenziale consiste in una segreta quanto semplice varietà e bellezza, in continua contraddizione con una dura e antica sofferenza. […] - arrivando da Venezia dunque, ecco i campi della Bassa, la pianura ricca di colori forti e cupi, contraddittori, ecco i fiumi azzurri come cieli, i fossi, i canali, le sorgenti e tutto un mondo che risente ancora per un poco di certa mollezza veneta della lingua, nelle case affacciate sui canali, nei gesti […] due diversi tipi di bellezza, com’è per tutto il Friuli, così vario […] l’impronta della natura là della storia
Alcide Paolini, 1964
Sai un’ora del giorno che più bella
sia della sera? Tanto
più bella e meno amata? È quella
che di poco i suoi sacri ozi precede;
l’ora che intensa è l’opera, e si vede
la gente mareggiare nelle strade;
sulle mole quadrate delle case
una luna sfumata, una che appena
discerni nell’aria serena.
È l’ora che lasciavi la campagna
Per goderti la tua cara città,
dal golfo luminoso alla montagna
varia d’aspetti in sua belle unità;
l’ora che la mia vita in piena va
come un fiume al suo mare:
Umberto Saba, 1961
Fontana di aga dal me paìs.
A no è aga pì fres-cia che tal me paìs.
Fontana di rustic amòur

Fontana d’acqua del mio paese.
Non c’è acqua più fresca
che nel mio paese.
Fontana di rustico amore.
Pier Paolo Pasolini, 1941 - 43
[…] e laberinti di ruscelli, e luccicanti laghetti, e fondure cavernose non mancano in que’ dintorni […] quel caro fiumicello del Varmo […] che al veder capovolte le casette di Glaunico nel suo specchio argentino e tremolante, dove i caldi colori del fondo si mescono con riverbero alla prospettiva, l’animo si solleva d’ogni tristezza; e il ponticello, e la riva e i salici che rompono la corrente e gli armenti che la lambiscono dalle nari prendono vita affatto nuova, e tal colore di poesia da ricordare le Bucoliche e l’Odissea.
Ippolito Nievo, 1856