Paesaggi d'Italia

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La magia laziale dell'acqua

Lazio, Italia

Rapporto speciale quello tra il paesaggio laziale e le acque interne. Ci sono i fiumi, ovviamente il Tevere, ma anche l’Aniene rimasto più “primitivo”e spettacolare, ci sono il lago di Albano e quello di Bolsena, il più grande della regione. Il Lago Albano mostra nelle forme il suo passato di cratere vulcanico; a così a poca distanza da Roma è quasi un miraggio di frescura, di colori, di natura. Le sue spiaggette regalano sensazioni lontanissime dalla metropoli, con vedute di boschi e monti che sono state definite, a ragione, semplicemente sublimi. Il Lago di Bolsena, il quinto in Italia per dimensioni, è un pacifico mare interno che si avvicina alla Toscana e all’Umbria, con tanto di impianti balneari, isolette, attracchi, un attrezzato porto con il tradizionale villaggio di pescatori di Marta. In più la ricchezza storica e paesaggistica dei borghi di Bagnoregio, Bolsena, Capodimonte, Marta, Montefiascone, San Lorenzo nuovo. Acque del tutto speciali - tanto da aver stupito e stupire ancora oggi tutti quelli che godono del loro spettacolo - sono senza dubbio quelle di Tivoli, non a caso celebrate nei resoconti di tanti viaggiatori e nelle opere dei letterati . Qui l’ingegno e le espressioni raffinate di una vera e propria “arte idraulica”, hanno dipinto un panorama liquido dal gusto unico.

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Visitate il lago Albano: esso non vi sorprenderà per la sua estensione ma le sue sponde ridenti e pittoresche sapranno attirarvi e trattenervi. L’occhio non può abbracciarne il contorno e scoprirne tutte le bellezze. La sua forma è irregolare: la catena dei colli, che lo circonda e che producono un vino paragonato dagli antichi romani allo stesso Falerno, è interrotta dagli aggetti di grandi massi di rocce.
Friedrich J. L. Meyer, 1792
(Tivoli) Mi arridete a voi, giubilanti cascate, rovinando risuonanti a basso tra gli ulivi ed i fiori? Spumeggiate, saltate, o audaci il bosco odoroso risuona tutto del vostro fragore, ed alberi e rocce e cielo e fiume formano un canto di gioia. Salve o magione vocale di Mecena, grotta di Nettuno, piene d’armonie e d’arcobaleni! […] Dimentico cullato in dolce meditazione, il mondo e la natura. O piagge risonanti! Vedeste voi mai un più felice pellegrino?
Johann L. Tieck, 1840 circa
(Lago Albano) Dire il «bel» lago non basta: l’impressione che da questo paese meraviglioso è sublime, questo lago somiglia a una tragedia, con la sua cornice di rupi e di foreste, di solitudine e di abbandono, di campagne e di spiaggia marina: su questa scena passarono i popoli a schiere, e a schiere vi trovarono la rovina e la morte. Laggiù sorgeva un tempo Albalonga, ma neppure una pietra ne è rimasta e anche il ricordo è svanito nella leggenda.
Richard Voss, 1870 circa
(Il Lago di Bolsena) È il lago più grande della provincia romana, misurando circa 38 chilometri di circonferenza, e si ritiene sia prodotto da un avvallamento del suolo, provocato dall’azione dei quattro vulcani circostanti. Con le sue rocce stalattiti, presenta interessanti problemi al geologo; al pittore di paesaggio offre incantevoli punti di vista; ai buon gustai il vino di Montefiascone e le famose anguille. Per esse Martino IV che pure dai contemporanei fu chiamato Papa magnanimo e sant’uomo, meritò di essere collocato da Dante tra i golosi del sesto girone del Purgatorio, dove “purga per digiuno / l’anguille di Bolsena e la vernaccia”.
Antonio Muz, circa 1920
Giungo a Tivoli ch’è già notte. La luna mi mostra, accanto alla camera dove dovrò passare la notte, i tempi di Vesta e della Sibilla; e mi scopre, dirimpetto alle mie finestre, quell’Aniene che risuona eternamente nei versi di Orazio. Io amo questo fragore che scuote la mia anima come questa montagna. Amo di ascoltare l’Aniene: esso muggisce, esso tuona, esso precipita. La notte qui non ha silenzi. Come questo fiume precipitando si rompe tutto in ischiuma! Come respinge i raggi della luna sugli alberi, sui monti, sull’abisso, su queste belle colonne corinzie del tempio di Vesta, che rifulgono del più dolce e più puro splendore. Dove sono i poeti e i pittori? Ecco il sole: corriamo alla cascata. L’Aniene giunge lentamente, bagnando da un lato la città sorta sulle sue sponde, e dall’altro dei grandi olmi che riflettono su di esso la loro ombra: si avanza calmo, maestoso, tranquillo: ma, ecco, a un tratto, come colpito da un furore inesprimibile, si precipita su delle rocce; spumeggia, rimbalza, ricade impetuoso in ribollimenti che si urtano, si fondono, sprizzano; in un mommento ricopre una vasta rupe, la fende e vi si precipita.
Charles Dupaty, 1785