Paesaggi d'Italia

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La Laguna Veneta

Veneto, Italia

Spettacolo unico. Tutti quelli che nei secoli sono arrivati e arrivano a Venezia e nella sua laguna, (una bella porzione di umanità), immancabilmente sentono questa unicità, vivono e colgono il privilegio di posare gli occhi su un paesaggio che lascia senza parole. Perché la laguna non è solo Venezia; non è l’immagine da cartolina probabilmente più famosa al mondo, anzi, è un luogo che nonostante la folla incredibile della città, mantiene sempre qualcosa di ambiguo e favoloso, di sognante, al limite del mistero e, più volte di quanto si immagini, addirittura di solitario. Non sono solo le sue isole più famose, ma anche e soprattutto gli angoli più appartati tra acqua e terra a disegnare uno scenario dove natura e uomo hanno contribuito insieme ad un miracolo di vita, di storia, di stile.

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Il tessuto continuo ed omogeneo di Venezia si prolunga nella laguna. Tutti i progetti di sconvolgere la fisionomia di questa distesa d’acque, più liquide e più iridate delle acque marine, dove gli orti, i frutteti, le case, i campanili e gli alberi sembrano nascere dalle acque senza sostegno, sconvolgerebbero lo “spazio” in cui Venezia vive. […] Percorrendo queste lagune, andando a Burano e a Torcello, si ha però l’illustrazione evidente di un’altra caratteristica di tutto il Veneto. Quegli spazi appaiono “naturali” e si direbbe che il passaggio dei secoli li abbia lasciati quasi intatti.
Guido Piovene, 1964
La laguna veneta è un complesso d’acque e di terre, alcune delle quali, perpetuamente emerse, sono vere e proprie isole, mentre altre, sconfinate e brulle, sono normalmente all’asciutto, ma possono essere soggette all’invasione delle maree eccezionalmente alte. Sono le «barene», lande frastagliate, suddivise in innumerevoli isole e isolotti, solcate in ogni direzione da canali, interrotte per larghi spazi da laghi immoti ai cui margini crescono spesso i canneti. Il complesso delle barene, dei laghi e dei canali minori costituisce la cosiddetta «laguna morta». La laguna morta è il luogo del fascino più intenso, in questo mondo anfibio dal quale ha avuto origine il miracolo di Venezia. Ed è luogo di poesia sottile, intessuta di sfumature cromatiche che avrebbero fatto la delizia di un Monet, tra il rosa e il celeste madreperlaceo dell’acqua e il bruno di una terra pronta a fiorire, in primavera, di mille e mille fiori azzurri e gialli. Poesia trasognata e senza tempo, cui prestano la voce lo stormire dei canneti e gli aspri richiami delle anatre selvatiche che vi sostano a migliaia per la delizia dei cacciatori.
Alvise Zorzi, 1964
Un autunno di giornate splendide, di brevissime piogge che lasciano il cielo più terso di prima e accendono di arcobaleno il collo e la testa dei germani reali e dei codoni che si alzano all’improvviso dai canneti verso spazi che sembrano eterni. I silenzi sono dolcissimi. I rumori sono quelli di un cefalo che qua e là guizza a mezz’aria e ricade nell’acqua, del fruscio delle foglie appena mosse dal vento, del richiamo degli uccelli migratori che arrivano dopo un lungo viaggio dai Paesi dell’Est e scendono con larghe volute sulla laguna di Caorle rimasta antica nei suoi umori e nel sapore della vita.
Ernest Hemingway, 1948
Ci avviciniamo alla Dominatrice dei mari. Il treno va su una striscia di terra fatta dall’uomo, al di là dei vicini margini si estende il mare infinito. A destra mi pare un’isoletta con le case rosate. Qualche barca nera, e la prima gondola con i vogatori piegati sopra i remi.
Nicola Iorga, 1930
(verso Murano) È il crepuscolo, ed è questa l’ora in cui la laguna si anima. Le ampie distese sparse di pali che indicano la via non sembrano neppure mare, ma laghi azzurri dal fondo infinito. Sono vortici neri, sono pantani verdi, sono strisce d’argento o di acciaio sui quali le nebbie violacee si stendono e a poco a poco tutto invadono come fanno le nubi leggere nell’immensità dei cieli. Al di sopra, la serena dolcezza del cielo che il tramonto tinge di rosso.
Nicola Iorga, 1930