Paesaggi d'Italia

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La costa marchigiana

Marche, Italia

Costa varia di forme e colori che fanno dimenticare certe monotonie delle spiagge più a Nord. Tanto per non venir meno alla loro promessa di “pluralità” le spiagge marchigiane si aprono con un monte: dal promontorio di Gabicce, che si alza proprio dopo gli ultimi metri della Pianura Padana, si gode la vista un mare che non ti aspetti, un mare che finalmente può essere guardato dall’alto, con l’occhio che corre a perdersi verso il largo e su tutta la costa. Di qui prende forma il Monte San Bartolo che arriva fino a Pesaro con le sue vedute spettacolari, che sembrano fatte apposta per regalare un Adriatico selvatico e sorprendente, dopo centinaia di chilometri di costa bassa, pianeggiante e affollata. Sfumate le alture, a Fano sono già tornate le spiagge morbide e distese che diventano “di velluto” a Senigallia. Poi vicino a Ancona ecco di nuovo un monte col fronte su cui sbattono le onde dell’Adriatico, un monte vero per la sua natura particolare, nonostante i suoi 572 metri, tutti però a picco sul mare. Di lì per un lungo tratto riecco gli arenili larghi e tranquilli come quelli di Civitanova, Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Pedaso, che spingendosi a Sud diventano addirittura esotici con la “Riviera della palme” di Cupra Marittima, San Benedetto del Tronto e Grottammare.

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Andiamo a passeggio lungo il golfo Adriatico, su per queste strane colline coperte di verde, da cui, per una delle picuriose bizzarrie della Natura che abbia mai visto, il suolo precipita a picco sul mare. La strada ora segue per due o tre miglia la cresta di una montagna, e a destra e a sinistra il terreno scende ripidi verso il golfo; ora sprofonda in una valle incassata, e ci si crede a cento leghe dal mare, perché le sue rive non hanno nulla dell’aspetto desolato che presentano nel nord…
Marie-Henri Beyle Stendhal, 1817
Non vi è niente di pibello di tutta questa strada attraverso la Marca Anconitana. Da Loreto fin qua, la terra è estremamente ferule e tutta coltivata e ci sembrpiacevole alla vista […] Una buona parte della nostra strada da Loreto in poi è stata percorsa proprio sul mare, su una sabbia finissima. I postiglioni preferiscono passare di qua, piuttosto che procedere sulla riva sopra i ciotoli, ed hanno ragione. E’ un modo di viaggiare divertente, specialmente la notte, con una luna splendente come l’abbiamo trovata noi.
Charles De Brosses, 1739
Pesaro, luglio. Fino a Falconara, la spiaggia adriatica che scende da Rimini non è molto diversa da quella che da Rimini sale a Riccione, a Bellaria, a Viserba. Se è vero che da Pesaro s’inizia la grande insenatura che Ancona col suo gomito (Ancona in greco vuol dire precisamente gomito) conchiude, è anche vero che fra queste spiagge la pitipica è proprio quella di Pesaro: grazie alle rupi giallicce che per circa un chilometro la seguono e proteggono, e che si direbbero alzate per permettere alla città di guardare ancora a specchio, come a rivale. Ancona e Pesaro sono le due punte estreme del golfo; e Senigallia, che è nel mezzo, proprio là dove la curva si fa pisinuosa e pidolce, è quella che puvantare la spiaggia pilarga e pibella, senza far torto a quelle di Fano e di centri minori, Marotta, Marzocca, Falconara. Le pifrequentate sono le spiaggie che hanno a ridosso il conforto d’una città, e sono città interessanti e graziose, tutte con qualche segno o ricordo di glorie e fortune passate: maggiori di tutte Pesaro, e Senigallia e Fano. Nelle stagioni morte, queste città sembrano come stanche, quasi denutrite […] non appena s’inizia la stagione balneare par che rinascano a nuova vita, ogni anno; e le vecchie vie, le piazze deserte si riscaldano, si ravvivano, sembrano ringiovanite. E anche il mare cambia aspetto, si fa giovanile, galante e civettuolo. Nelle stagioni fredde e stanche era appena guardato da lontano e anche con diffidenza, che offriva solo tempesta e bora, malanni e minacce; ma ora, eccolo di colpo in primo piano, sereno e grande protagonista della bella stagione. Un altro viso, un altro aspetto acquistano da questo momento anche i cittadini, la vita delle città si sposta dalle piazze e dalle vie centrali, e va laggiù alla spiaggia dove nulla si trascura per creare la città estiva, il piccolo paradiso provvisorio che sorride davanti alle onde con i colori pivivaci e con le voci pisolleticanti, e nel quale scompariranno anche le rivalità così facili a sorgere d’inverno nelle piccole città. Ma di fronte all’impegno, che tutti accettano, di creare una stagione fortunata, gaia, allettante, anche gli immancabili brontoloni dei caffè e dei circoli cittadini daranno tempo ed energie per ottenere il “successo brillantissimo della stagione”. Salvo poi a sciogliere la loro lingua di nuovo: o per criticare l’opera datasi in teatro, o per dichiarare che i forestieri erano bensì molti, ma non quanti negli anni passati; e si faranno i pronostici più catastrofici per l’anno venturo. Gli abitanti delle spiagge marchigiane che s’allungano dopo Ancona e vanno a confondersi con quelle di Abruzzo s’impegnano e si agitano molto meno di quelli delle spiagge di sopra.
Mario Puccini 1931