Paesaggi d'Italia

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La costa laziale e le Isole Pontine

Lazio, Italia

Il Lazio regione di mare: la sua costa, di oltre 350 chilometri, vanta tante località famose con spiagge generalmente basse, sabbiose e regolari (ma non manca qualche breve tratto roccioso) bagnate da una porzione del Tirreno che si fregia dei più alti riconoscimenti di qualità, toccate da una vegetazione rigogliosa e tutta particolare, divenuta oggetto di salvaguardia in riserve naturali tra le più importanti d’Italia. Bastano forse anche solo alcuni nomi, in ordine sparso, per ricordare l’anima marinara del Lazio, che è fatta da decine e decine di lidi, da tanti porti importanti: il Circeo, Anzio, Sperlonga, Gaeta, Terracina, Sabaudia, Ostia, Nettuno, Formia, Civitavecchia, Fregene, Santa Marinella, e tanti altri che potrebbero rendere troppo lungo l’elenco. E poi la perla più seducente del mare laziale, quella dell’ arcipelago Pontino. Isole come luoghi dell’anima, simboli della mente, come le ha definite Folco Quilici; isole testimoni di lontane storie che ancora aleggiano su queste terre emerse dagli splendidi fondali tirrenici con paesaggi imponenti, spesso ancora selvaggi e col respiro avventuroso degli antichi miti. Isole ideali per un turismo facile ma sempre suggestivo, per la vivacità di Ventotene e Ponza, per le sensazioni nette di uno “stato naturale” protetto e privilegiato su Palmarola, Santo Stefano, Zannone, Gavi, Scoglio Botte.

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Cinque le isole principali, innumerevoli gli isolotti, gli scogli, i faraglioni con un’infinita varietà di forme e di colori; per questo motivo il periplo di tutte le isole ma specialmente di Ponza e di Palmarola, è di una bellezza senza pari, una tra le più affascinanti escursioni marine che si possano fare in tutto il mediterraneo, non inferiore ai celebrati giri di Capri, di Ischia e di Lipari. [...] Qui le spiagge, con tutto il paesaggio circostante, hanno una dolcezza e uno splendore tali da poter eclissare Acapulco e Cap Roux, e forse anche tanti celebrati luoghi italiani.
Luciano Zeppegno, 1965
Ecco Ninfa, ecco le favolose rovine di una città che con le sue mura, torri, chiese, conventi e abitati giace mezzo sommersa nella palude, sepolta sotto l’edera foltissima. In verità questa località è più graziosa della stessa Pompei, le cui case s’innalzano rigide come mummie tratte fuori dalle ceneri vulcaniche.
Ferdinand Gregorovius, dopo il 1854
(Terracina) Verde, trasparente e tiepida, l’acqua si gonfiava e si sgonfiava tra le colonne del molo, ora pesante come un blocco di marmo, ora lieve come l’aria. Benché fosse alta già due o tre metri non c’era granello di sabbia che non si potesse distinguere dall’alto della rotonda: ed era una sabbia morbida e pulita, un tappeto meraviglioso per chi potesse vivere sotto acqua. Ogni tanto vi passava un granchio, veloce, o si intravedeva qualche stella. Lucià stava a meditare su quella bellezza […]. Dal Circeo, confuso tra le nuvole, nuvola lui pure, distante, isolato, con le sue cime acute tutte tinte di cenere e azzurro fumo […] a Sperlonga il mare pareva un immenso lago […]. Alle spalle, addossata al monte, con gli stessi colori del monte, grigia e pietrosa si ammassava Terracina.
Pier Paolo Pasolini, 1951
Quale pace scende negli animi nella solitudine di questo mare! Quella linea fine e dolcissima della spiaggia che si prolunga per miglia e miglia e si perde poi nei vapori, quella sabbia morbida e scintillante, quelle onde che si frangono di continuo in quel mare e che muta ad ogni istante aspetto e tinta. Quel superbo capo di Circe che emerge dal mare come un’isola e splende come un magico e grandioso zaffiro, quella lontana e piccola isola di Ponza, di cui le vette sorgono dalle onde quasi corolle di fiori, quelle cento piccole vele che vanno, vengono, compaiono, spariscono […].
Frendinand Gregorovius, 1854
Ovunque falciai e trebbiai / nel grande Lazio tirreno, / alle porte dell’Urbe e al confine / estremo, fra il Tevere e il Liri / in ogni più fertile plaga. / Ma a te vanno i miei sospiri, / a te, ombra del Monte Circeo / letifera come il veleno / e il carme dell’avida maga / che tenne l’insonne / piloto re d’Itaca Odisseo / nel letto dall’alte colonne […].
Gabriele D’Annunzio, 1899 - 1903
(Paludi Pontine) Vedi là quella valle interminata / che lungo la Toscana onde si spiega, / quasi tappeto di smeraldi adorno, / che de le molli deità marine / l’orma attende odorosa? Essa è di venti / obliate citta il cimitero: è la palude, / che dal Ponto ha nome / sì placida s’allunga, e da sì dense / famiglie di vivaci erbe è sorrisa.
Aleardo Aleardi, 1856 circa