Paesaggi d'Italia

5007-Alto-Adige-valli-nord-sud.jpg

L'Alto Adige e le sue valli da Nord a Sud

Alto Adige, Italia

L’Alto Adige: quando il paesaggio diventa identità e l’identità paesaggio. “Un paesaggio non più italiano e non ancora tedesco” come dice Giorgio Bocca, ma soprattutto una veduta sempre stupefacente per la combinazione speciale di forza e di grazia, per una maniera unica di porsi agli occhi del visitatore ispirando ovunque una sensazione di cura amorevole e costante. Ci sono le cime dei monti più spettacolari d’Europa, i boschi e i prati d’altura che disegnano gioielli con infinite gradazioni di verde, e ci sono le campagne dove le colture delle vigne, degli alberi da frutto, dei piccoli orti, persino delle distese di fieno, hanno la piacevolezza e la dedizione di raffinati giardini. Sobrietà e ornamento “nordico” convivono in architetture forti e insieme serene, capaci di dare importanza ai monumenti della storia più antica, come ai luoghi della vita e del lavoro quotidiano. È stato scritto che attraversando queste terre “se ne riceve la netta impressione di un’esistenza fattiva ed agiata”, il tutto vissuto dentro la cornice dei paesi appoggiati tra i monti come nelle civilissime piccole città che conservano un’atmosfera “romantica” vera, non esibita ma autentica, frutto di un preciso modo di vivere conservando come meglio si può cultura e natura.

Leggi le citazioni

Il Brennero ci aspetta. Al di là di Bressanone comincia a salire la via che supera uno dei varchi più importanti della cerchia alpina. Affrettiamoci a dare un saluto ai castani e alle viti; fra poco non ci si faranno innanzi che praterie e boschi di pini, e sulle cime più eccelse diademi di ghiaccio e neve.
La vegetazione non muore del tutto mai; l’allettano questi orizzonti cristallini e fin nella fredda e triste valloncella in cui si trova la stazione del Brennero il dorso degli alberi ci si mostrerà vestito d’alberi e morbido d’erbe e stillante d’acque.
Giovanni de Castro, 1869
(Passo del Brennero) Ma ecco che l’aria a poco a poco s’imbruna; i particolari sfumano e le masse si fanno sempre più grandi e imponenti; infine, mentre innanzi a me tutto passa come un fosco quadro misterioso, ecco da lontano ancora delle cime biancheggianti illuminate dalla luna. Adesso non aspetto se non che l’aurora rischiari questa gola di rupi in cui mi sono inerpicato sulla linea di confine tra sud e nord.
Johann Wolfang Goethe, 1786
[…] Giunto verso le nove a Sterzing (Vipiteno), (il postiglione) mi si fece comprendere che si aveva fretta di rimettersi in cammino. […] Così procedemmo fino a Bressanone, dove si riprese il cammino […] come sempre vertiginosamente, finché allo spuntar del giorno arrivammo a Collmann (Kollmann, Colma). […] Allo spuntar del giorno, scorsi i primi vigneti e incontrai anche una donna con pere e pesche. Si continuò così di gran trotto fino a Teutschen (Santa Trinità sul Renon), dove arrivai alle sette per rimettermi subito in cammino. E dopo d’aver preso un poco verso nord, scorsi finalmente, e il sole era già alto, la valle in cui giace Bolzano. Bolzano è tutta circondata da ardui monti, coltivati fino a una certa altezza, […]. Al piede del monte le colline sono coltivate a viti.
Johann Wolfgang von Goethe, 1786
Dal Brennero la strada portava in giù, presto la neve si sciolse, comparvero tratti verdi. Pranzammo a Bressanone, all’una e mezza, mangiamo zuppa di piselli e trota, bevemmo del vino rosso tirolese. […] raggiungemmo Bolzano dopo le 3 e scendemmo alla “Kaiserkrone”.
Hans Christian Andersen, 1872
L’Isargo è un fiume operoso. […] E incollerito precipita di rupe in rupe, serpeggiando tra le roccie di porfido che accennano spesso di chiudergli la via e che gli lasciano uno stretto passaggio, perché la valle è formata da una serie di conche, i cui orli grandiosi costellati di punte diamantine sorprendono l’occhio anche più abituato alle bellezze alpine.
Giovanni de Castro, 1869
Similmente nel contorno di Brixen (Bressanone), in sulla via che mette a Innsbruck, è il santuario della Madonna del Soccorso, e a trecento passi da quello, più accosto alla valle di Brunechen (Val Pusteria), giace l’antica Badia di Neistift (Abbazia di Novacella).
Antonio Bresciani, 1840
Per cena venimmo in una sola tappa a Brixen (Bressanone), quattro leghe; cittadina assai graziosa attraversata dal detto fiume (l’Isarco) sotto un ponte di legno, e sede di vescovado. Vedemmo qui due chiese assai belle, e fummo alloggiati all’aquila, ottima locanda. La pianura non è molto ampia; ma i monti d’intorno - specie sulla nostra sinistra - si stendono dolcemente da lasciarsi acconciare e pettinare fino alle orecchie, e tutto è pieno di campanili e villaggi fino a grande altezza sui monti.
Michel de Montaigne, 1581
Amico mio, Brixen, che gli Italiano dicono Bressanone, è una gentile città posta in bellissimo sito a piè delle montagne, che dall’un lato conducono in Baviera, e nella Pusteria dall’altro. Essa è la sede del principato, e sorge in mezzo a larghe praterie ombrate da folte macchie d’alberi, e tutte corse dalle fresche Bressanone acque delle fontane, che scendono limpidissime e copiose dalle circostanti valli.
Antonio Bresciani, 1840
I dintorni di Brixen (Bressanone), per luogo montano, sono assai deliziosi; conciossiaché le montagnuole, che costeggiano il Rienz (Rienza) e la diritta mano dell’Eisack (Isarco), porgono alla vista le più graziose prospettive che mai vedeste. Noi eravamo nell’agosto quando i frutti degli alberi maturano, i prati da tante acque irrigati verdeggiano, sono biondeggianti i campi della vena, della segala, dell’orzo e della spelta: per il che i dossi e le chine d’e monti paiono variamente dipinti.
Antonio Bresciani, 1840
Se mai vi foste dimenticate le casette di legno con cui giuocavate da bambini, Bressanone ve le ricorda.
È una città in miniatura; tutto vi è pulito, ridente e grazioso.
Giovanni De Castro, 1868
(Bressanone) – la città santa del Trentino e del Tirolo – siede nell’angolo formato dall’Isargo e dalla Rienza. I due fiumi chiudono nel mezzo bellissime isolette di ontani e salici (Non vidi mai tanti salici come da Bolzano a Bressanone). La natura ha una grazia tutta italiana. C’è una luce ed un profumo che ricorda la nostra Brianza. Ti diresti non a piè del Brennero, ma a piè delle ultime diramazioni delle Alpi. Quegli insensibili pendii si vestono di un’erba soffice e fina. I dintorni della città sono tutti a viti. E cime più elevate a castani. Quei prati danno proprio una matta voglia di correre e di saltare.
Giovanni De Castro, 1868
La strada tra Bressanone e Bolzano è estremamente romantica. Sulla destra si vedono rocce aguzze, sulla sinistra, scoscesi precipizi e di sotto, la corrente rapida dell’Eisack (Isarco), che potrei quasi definire una cataratta lunga varie miglia. Eppure il suolo aspro è molto spesso diversificato perché ci sono dei punti pieni di frutti e milioni di vigne spuntano fuori tra le rocce. Le vigne sono particolarmente ben coltivate. Il vino del Tirolo è molto buone ed economico; sono sorpreso che non arrivi a nord; o lo beviamo forse con un’etichetta più sofisticata? Sulla strada si vedono dei crocifissi a centinaia. I devoti li hanno adornati di decorazioni di tutti i tipi. In alcuni luoghi il Salvatore ha dei mazzolini di fiori ai piedi; in altri, granturco tra le braccia. In un caso c’è una vigna a lato del crocifisso, che ne è completamente avvolto dalla testa ai piedi, tanto dovremmo pensare di trovarci di fronte a una rappresentazione di Bacco.
August von Kotzbue, 1805
Da Bressanone a Chiusa la strada segue la riva destra dell’Isarco, che ha già l’aspetto di un fiume notevole; ad intervalli regolari, rocce di granito verde si elevano attraverso la valle come delle mura in rovina, dando al paese un spetto fra i più selvaggi […] il convento di Seben è stato edificato sulla cima di una piramide di roccia. Ai piedi e sui fianchi del monte, dodici o quindici terrazze naturali, cariche di vigne, si alzano ad anfiteatro come gradini di un grande salone. […] Dopo Chiusa, attraversando una gola profonda, ho notato una maniera assolutamente nuova di irrigare i prati che per la loro elevazione non erano suscettibili di coltura. Una ruota enorme, munita di grandi recipienti depositava, passando, l’acqua di cui si era riempito nell’Isarco in un tubo che conduceva a diversi canaletti. Qui hi riconosciuto di nuovo il genio tirolese.
M. Frédéric Mercey, 1833
Tra Bressanone e Kollmann (Colma) abbiamo incontrato sul lato sinistro della strada un convento femminile, chiamato Sabiona, costruito su rocce scoscese, molto in alto.
Marianne Kraus, 1791
A mezzo il mattino si giunse a Clauzen (Chiusa), ch’è una fortezza in quadro con alte mura a merli, bertesche e contrafforti; e di là si pervenne fino a Colmann (Colma), ch’è una doppia terra di qua e di là dall’Eisack (Isarco), congiunta da un gran ponte di legno, tutto a guisa di lunghissima galleria ricoperto. Ivi soprastando alquanto, si salì ad un albergo, ove ci fu imbandita quella famosa minestra, ch’è il nettare d’e Tedeschi, e la si dicono speckcannedel (Speckknödelsuppe, minestra di canederli allo speck).
Antonio Bresciani, 1840
Da Bolzano in su gli alberi sono diversi; non più italiani, non ancora tedeschi. Questa terra di nessuno e di entrambi. Scompaiono i tabernacoli e le cappelle venete con i santi contadini che hanno colori rosso, blu, oro e visi bonari; e già comincia la terra dei crocifissi lignei sotto il tettuccio a guardia dei sentieri. […] Un paesaggio non più italiano e non ancora tedesco; nelle ombre fitte e taciturne delle abetaie si possono aprire anche psicologicamente dei giardini, il riso e il canto sciolto della val Gardena, dove la giuntura è allo stato di mescolanza: i ladini che parlano tedesco, cantano italiano, hanno parentele venete. […]
A Bressanone la valle si divide: a sinistra la valle ombra dell’Isarco, a destra quella luce del Rienza, la Pusteria. Ombra e luce stanno, ovviamente per impressioni psicologiche. La valle dell’Isarco è una valle ombra perché è scabra, chiusa, come ossessionata dall’attesa del valico. Curva dopo curva, pianoro dopo pianoro, sempre quell’indicazione del “Brenner pass” “Passo del Brennero” quell’avvicinarsi al punto della separazione definitiva.
Giorgio Bocca, 1964
Giunsi a Bolzano con un bel sole allegro. La visita di tutti quei volti di mercati mi piacque: se ne riceve la netta impressione di un’esistenza fattiva ed agiata. Sulla piazza erano sedute de fruttivendole; nelle loro ceste rotonde e piatte, larghe più di quattro piedi, le pesche erano ben allineate, in modo da non schiacciarsi; così pure le pere.
Johann Wolfgang von Goethe, 1786
Adesso sono a Bolzano […]. Ora davanti al nostro albergo Al Sole c’è un mercato della frutta tale che voi non avete mai visto in vita vostra, pere, prugne, uva, noci, fichi: perché qui crescono già i fichi e presto arriveremo anche dove crescono alberi di aranci e limoni.
Johann Gottfried Herder, 1788
(Bolzano) è una città piuttosto considerevole e ricca, tanto per le sue fiere, quando per la sua posizione geografica, che le dà il mezzo di trafficare senza gran difficoltà colla Svizzera, Alsazia, Baviera, Carinzia, Carniola e colla parte settentrionale dell’Italia. I contorni di Bolzano sono pittoreschi, il suolo fruttifero, e sebbene a cinquanta miglia al nord di Roveredo, pur dobbiamo cederle il vanto in fatto di grani, frutta, legumi, uve & C. Le sete e i tabacchi non valgono molto, ma i vini che fanno que’ bolzanesi sono squisiti e se li bevono e godono copiosamente e in allegria. Hanno essi un proverbio che ripetono, e che mettono in pratica, più volte al giorno:
Qui bene bibit bene dormit:
Qui bene dormit non peccat:
Et qui non peccat in Pardisum volat.
Giacomo Gotifredo Ferrari, 1830
Bolzano nel Tirolo, 16 ottobre 1883
Caro consigliere di giustizia Hegel,
non avrei pensato di scriverle di nuovo nel corso dell’anno dal Tirolo, ma il tempo, la temperatura e in generale tutto quanto è qui così magnifico, al confine con l’Italia, che non riusciamo a strapparcene, e ragionevolmente credo che rimarremo qui fin verso (la fine del) mese. Da Gossensaß (Colle Isarco) siamo partiti un po’ più di una settimana fa. La neve era alta, e quaggiù, dopo 2 ore e mezzo di ferrovia, ci ritroviamo nel bel mezzo della vendemmia.
Henrik Ibsen, 1883
A Bolzano finirà il nostro giro di mezza estate; lo prolunghiamo trattenendoci per una settimana in questa antica città medioevale e, per una settimana, le guglie dello Schlern (Sciliar) e la grande parete del Rosengarten (Catinaccio) saranno ancora in vista oltre l’Eisack (Isarco). Finché tutte le sere potremo scender fino a al vecchio ponte dietro la Cattedrale per ammirare il tramonto che incendia quelle magiche vette, avremo la sensazione di non essercene ancora definitivamente allontanate. Sono le nostre ultime Dolomiti e da qui ben presto, troppo presto, diremo loro addio.
Amelia Edwards, 1973
Come giace distesa, luminosa e ridente
La città di montagna: dolce e pesante risuona da lei
Il passato, e leggera scivola intorno a me
La canzone d’amore da Walther.
Là si allargherà lo spazio per la neve alpina,
l’anima, sulle ali dello scampanio della sera,
si innalza a quell’ultimo rosseggiare
nel giardino in cui fioriscono le rose di Laurino.
E non sono nemmeno argento, queste sante guardie,
sfiorate dal piede della creatura celeste,
già sbocciate dal prodigioso giardino delle rose,
di cui resta sulla mia anima il dolce profumo.
Oh, se la sua meraviglia si manifestasse
a me, a te, al bambino che tende la mano verso di loro!
Non appena penso questo, una verde fiammella
sprizza, e tutte le rose divengono scure.
Gerhard Hauptmann, 1923
(Un giorno a Bolzano) Mi incammino verso i Portici. Bisogna bene andar subito a presentare i nostri omaggi a questa caratteristica via, Venire a Bolzano e non andare a salutarla, sarebbe imperdonabile, come andare a Padova e non vistare il Pedrocchi, o a Venezia e non girare sotto le Procuratie.
Tiziana Melli, 1932
[…] La Weinstube, Cà de Bezzi, è il più caratteristico ritrovo di Bolzano. È una casa del XIV secolo, a due piani, piccolina, col suo erker e l’edera che si arrampica a ombreggiarla da un lato. Sulla porta, in ferro battuto, pende l’insegna dei vinai: il Buschen, così detto. […] Per fortuna non vendono soltanto vino, e posso fermarmi anch’io in quel famoso angolo dove i poeti fantasticavano, e cantavano le bellezze del paese dell’Adige.
Tiziana Melli, 1932
Quando siamo entrati nella valle di Bolzano ci siamo stupiti di trovare l’area dolce e temperata. Le vigne erano tutte verdi, così come erano fioriti i salici, le rose, i lamponi e molti alberi e cespugli. Una vera e propria primavera nel bel mezzo dell’inverno e della neve. Ciò deriva dal fatto che la città è riparata dai venti cattivi e, forse, da altre circostanze di esposizione del terreno.
François-Maxímilien Misson, 1688
Davvero difficile pensare a un panorama più bello. Sembra tutto un enorme frutteto e vigneto, con qua e là piccoli paesi e case; è circondato da montagne in gran parte ricoperte di boschi sulle vette e, sulle loro pendici si vedono chiese, castelli e case sparse. […] Due parole sul panorama di Bolzano: da segnalare la cuspide e il tozzo spazioso campanile gotico della chiesa, di notevole bellezza, ma la torre quadrata su cui si innalza a quanto pare non ha le giuste proporzioni. […] I fichi, i melograni e i cedri vengono coltivati alle pendici delle colline; mentre i prodotti del fiume sono molto diffuse e di ottima qualità. […] La città ha numerosi portici, come a Berna e rivi d’acqua fresca passano in strada.
Charles Joseph Latrobe, 1832
Il borgo di Caldaro è un luogo di millecinquecento abitanti, sitato nella diocesi di Trento. Dall’alto della collina su cui è collocato, si gode una vista estremante pittoresca. Da una parte gli occhi si riposano piacevolmente su un piccolo lago dalle acque tranquille che dormono nel seno di un vallone, dall’altra osservano una corona di vigne fertili, coltivate con i migliori vini nobili d’Italia. Il borgo, anche se costruito all’antica, è ben realizzato.
Don Antonio Riccardi, 1840
Soprabolzano (Oberbozen), dove mi sono fermato per la colazione, è un luogo di soggiorno che mi è parso ancora più gradevole in quanto vi arrivavo pressoché morto di fatica e di spossatezza. Nella bella stagione, questo posto è frequentato da molti valligiani benestanti e dagli abitanti della zona di Trento, che vengono a respirare l’aria di montagna e a godere i piaceri di una casa molto ben tenuta e di una società scelta. […] L’immensa e magnifica vista che si gode da queste altezze ripaga ampiamente di tutte le fatiche. Scorgevo ai miei piedi Bolzano e i suoi superbi dintorni; più lontano si snodava l’Àdige dalle celeri onde; […] (le piramidi argillose), formate dall’acqua che circolando ha asportato attorno ad esse le parti di terreno meno solide rispetto al nucleo, sono piazzate là come un gigantesco gioco di birilli.
M. Fédéric Mercey, 1833
Era ancora alto il sole quando giungemmo a Salurn (Salorno), dove i cavalli delle poste, in luogo d’essere nelle stalle, erano sciolti per li prati a pascer l’erba, come, lungo il Simoenta ed il Xanto, i cavalli d’Achille. […] In contesto paesello di Salurn, sul ciglio d’una scheggiosa rupe, era un tempo fabbricata una rocca [la Haderburg, Castel Salorno], inaccessibile a chi non era falcone o sparaviere, poiché lo scoglio v’è da tutte le bande così nudo, scosceso e isolato, che non vi si potea giugnere se non per mezzo d’alcuni ponti che cavalcavano di rupe in rupe, fino ad appoggiarsi al dosso di quel rapidissimo sasso.
Antonio Bresciani, 1840
Kaltern (Caldaro) presso Bolzano, Tirolo, 15 settembre 1876
Caro signor Hegel,
[…] La regione, quaggiù al confine con l’Italia, è straordinariamente bella, e il clima è il più gradevole che ci si possa immaginare.
Henrik Ibsen, 1876
Quel giallo squillante e festoso decorava le rive delle montagne, ai lati della strada, le siepi o i giardini delle casette e delle villette, con ininterrotta frequenza, da Rovereto e Trento, da Trento fino a Bolzano: e mi pareva identico, o quasi, al giallo delle ginestre. Ma capivo che ginestre non erano: distingueva qualcosa di più delicato, più fragile ed eretto, in ciascun arbusto: e, nei fasci, nei ciuffi dei piccoli fiori, qualcosa di più sparso e magro. “Sono forsizie” disse Bóccoli. Forsizie: nome che, lo confesso con un po’ di vergogna, mi era ignoto: mentre Bóccoli lo pronunciò con una naturalezza, con una familiarità affettuosa, con un tono di ricordo d’infanzia e non certo di cultura botanica. Sul finire del pomeriggio, arrivammo a Bolzano, in tempo per la chiusura della quarantottesima Mostra-Assaggio Vini. La città era un trionfo di fioriture primaverili.
Mario Soldati, 1970