Paesaggi d'Italia

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L'Alto Adige e le sue valli da Est a Ovest

Alto Adige, Italia

“Maestria del passaggio: questa è la forza di queste valli sudtirolesi. E non solo nella struttura, nella loro propria vita è domata la trasformazione di ciò che appare, anche i cambi di stagione, il cielo, sotto il quale stanno, sembra ammansito dalla loro forza rassicurante”, così scrive Stefan Zweig nel 1910, cogliendo un tratto distintivo di queste terre, quello della maestria, di una particolare energia e capacità di far bene le cose. Le vicende e le radici antiche del Alto Adige sono raccontate dai castelli da fiaba che sorgono numerosi in queste valli, ma si può dire che ogni edificio, addirittura ogni spazio, dal più semplice al più complesso, esprime una civiltà e una storia ben definita, dove lo splendore e la cultura delle montagne segna non solo intere città, ma ogni strada, ogni metro di terra, abitazione, fienile, quasi ogni centimetro delle belle case della tradizione rurale come dell’architettura urbana. Anche la luce, la luminosità dell’Alto Adige è particolare, e disegna panorami famosi nel mondo che fanno la gioia degli appassionati di montagna in tutte le stagioni. Da parte loro le città e i paesi hanno saputo tutti conservare uno “stile Alto Adige” inconfondibile, attraverso immagini, sapori, profumi che conquistano chi cerca luoghi che hanno un proprio carattere e offrono opportunità mai scontate.

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I fianchi della catena a nord di Merano sono costellati di antichi manieri e castelli. Tra questi, il vecchio e dirupato castello di Tirolo che, appartenuto in tempi passati ai Conti di Merano, dà il nome a questa regione delle Alpi. Le montagne sono ricche di boschi sin quasi alle sommità, in particolare quelle sulla riva destra del fiume; separano la valle dell’Adige dalla Ultental (Val d’Ultimo). […] Da qui a Naturno la valle varia di dimensioni e di caratteristiche. In lontananza si scorge una parte del massiccio dell’Ortler (Ortles) dietro cui il sole tramontava poco prima che giungessi al villaggio dove avevo deciso di trascorrere la notte. … lasciavo il villaggio di Naturno. Prima di mezzogiorno avevo già risalito la valle per la via di Latsch (Laces) che porta nella piccola città di Schlanders (Silandro). […] I due punti più pittoreschi sono nelle immediate vicinanze di Kastelbell (Castelbello) e Latsch. La piccola città di Schlanders è situata in una fertile zone ai piedi della catena settentrionale. Da qui la strada per qualche chilometro passa su un tratto a forma di ventaglio coperto dai detriti dello sregolato torrente che esce dallo stretto di Laasertal (Val di Lasa) e discende verso il villaggio di Laas (Lasa). Di qui si può osservare una piccola parte dei ghiacciai dell’Ortler attraverso un precipitoso e stretto crepaccio che taglia le montagne a sud del villaggio e sovrasta la restante parte della valle ad ovest, in direzione di Glurns (Glorenza) dove forma una sorta di stagno paludoso.
Charles Joseph Latrobe, 1830
Bagni di Mezzo presso Merano d. 18 VII 1901 Tirolo
Caro Paul: […] Siamo partiti da Monaco il 10 u.s. e arrivammo la sera a Bolzano, una piccola città calda e collocata in modo pittoresco, piena di forestieri e perciò assai divertente. Vi pernottammo e proseguimmo la mattina dopo col trenino di Merano fino a Lana, una piccola stazione tra Bolzano e Merano, da dove percorremmo a cavallo una strada meravigliosa tra i monti. Io v´cavalcai una specie di cavallo da battaglia dalla corporatura fantastica che però aveva il temperamento del bradipo e faceva i capricci di un asino mezzo addormentato. Alla fine arrivammo tuttavia sani e salvi a Bagni di Mezzo.
Qui si vive bene e rilassati.
La casa di cura se ne sta solitaria a un paesaggio montano davvero meraviglioso, una cascata giù in valle produce un rumore che tranquillizza, si vive nel modo più razionale e rinfrescante che si possa pensare. Abbiamo per così dire vocino alle nuvole, una cosa certamente romantica. Siamo giornalmente per circa dici ore nell’aria pura – un’aria da mille metri di quota, fresca, pura, aromatica – e abbiamo alle spalle già un paio di ascensioni assai considerevoli. Ma questi è solo allenamento; prossimamente ci sarà la salita a una cima e più avanti, come pezzo forte, una vera escursione sui ghiacci.
Gell, da schaugst! – Probabile che rimarrò qui fino alla fine del mese prossimo.
Thomas Mann, 1901
Nel tardo pomeriggio sono tornata a Merano, verso la valle dell’Adige. Attraversati i portici penombrati che fiancheggiano la strada principale e girando lungo il chiostro dei Cappuccini, ho raggiunto la porta della città. Ho già detto che l’Adige forma un angolo retto nella valle. Ero diretto ora verso la città alta ad ovest. La strada e la valle nel primo tratto offrono uno splendido e vario panorama della bellezza alpina. Particolare è quello del villaggio di Partschins (Parcines). Da un ripido declivio disseminato di casolari e lussureggianti vigneti, le cui foglie e frutti fanno da tettoia alla strada, l’occhio dello spettatore domina la valle, la fantastica ondulazione di vigneti, la grazia della città. Su ogni lato casolari, ville, frutteti, verdi e ineguali colline formano uno splendido quadro, incorniciato dalle alte montagne.
Charles Joseph Latrobe, 1830
La notte riposiamo nel bell’hotel di Trafoi. […] La splendida strada del passo dello Stelvio, che sale zig zag alle enormi altezze, che pure è liscia e curata come un trottatoio, sembra troppo facile: optiamo per sentieri più complicati, solo per poter ammirare l’impianto meraviglioso di questa strada che bianca e liscia come un serpente chiaro si arrampica fino al passo. Già al Weißer Knott, una piramide di pietra, che guarda orgogliosa sulla valle di Trafoi, ci succede qualcosa di strano: un cambiamento assoluto nel modo di percepire le cose. Trafoi, che ieri, nell’arrivare a salire ammirammo come una chiara meta, è dimenticata, persa, un povero punticino nel profondo della valle, che pare avvitato da una trottola gigantesca in queste enormi masse. Le vedrette, che dal basso apparivano come scintille bianche, poi panni chiari che da lontano sembrano muoversi quasi già nel cielo, sono vicine, molto vicine, e i giganti come l’Ortles e il Madaccio, ieri ancora torri nelle nuvole, oggi sono raggiungibili, quasi amici, potenti compagni dai quali si potrebbe anche andare.
Stefan Zweig, 1905
Maestria del passaggio: questa è la forza di queste valli sudtirolesi. E non solo nella struttura, nella loro propria vita è domata la trasformazione di ciò che appare, anche i cambi di stagione, il cielo, sotto il quale stanno, sembra ammansito dalla loro forza rassicurante. Le stagioni, le quattro pacifiche sorelle, qui si tengono ancora pacificamente per mano, alternandosi in un silenzioso girotondo. […] Così non saprei dire se ora è ancora autunno o già inverno, quasi si direbbe che altezze e profondità, roccia e valle si siano accordate, qui, per dare insieme accoglienza. Là sulle vedrette scintilla già la neve, l’inverno irrompe con bufere selvagge tra gli abeti, mentre in basso la valle sfavilla tutta d’oro nell’aria percorsa dal sole, e riflette sull’alto dalle rocce grigie un’estate meridionale, un’eterna giovinezza. E ancora in estate, quando luglio ribolle nel profondo surriscaldato della conca, lassù a San Viglio e sulla Mendola riluce una chiara primavera attraverso l’aria gelida e pungente quasi come d’inverno. […] e persino in un’unica giornata, nel giro di poche ore, si possono provare entrambi, l’inverno al mattino, la Primavera a mezzogiorno, quando il sole si è bevuto la bianca brina e ha disteso sulla valle il suo calore gentile. Qui le stagioni sono sorelle. Come in un vecchio quadro.
Stefan Zweig, 1910
In realtà Merano è inizio d’un mondo pacifico e portentoso che sa ancora schiudersi verso la val d’Ultimo, la val Venosta […] - al ricercatore di bellezze naturali intatte e addirittura protette – secondo ampiezze impensate. Una grande parte di questa è compresa nel Parco Nazionale detto dello Stelvio […] . Vi abbonda una flora ricchissima e rara, dalle palme all’abete al mugo, dalle betulle ai faggi, dai mirtilli ai rododendri, dai ranuncoli alle genzione, dalle orchidee alle sassifraghe, dai garofani di monte alle grandissime stelle alpine.
Fra le mandrie bovine al pascolo passano, a volte, cerbiatti e caprioli, mentre più in alto stanno all’erta i camosci, fra voli brevi di galli cedroni e coturnici. È un Eden, un vero Eden superstite, per altro rallegrato dal canto degli uccelli […] . E i laghi della Mute e di Resia verso le sorgenti dell’Adige, e le ultime muraglie castellane a chiusura: un paesaggio verde – rosa, oscuro e chiaro di toni all’infinito, la quieta, la frescura, il silenzio,, un perpetuo idillio nelle fioriture, una perenne pace di flora e faune in simbiosi fin dal primissimo giorno della creazione. E più in giù, in fondovalle, sugli estremi pendii roridi di fontane, i vigneti e i frutteti, i grembiuli azzurri dei contadini indaffarati fra sole e ombra, le villette e i giardini, le insegne pittoresche delle locande, i vivaci affreschi sui vecchi muri, i Cristi antichi sotto il timpanetto di legno.
Leone Comini, 1964
Se due si trovano nella primavera che viene
sarà un bel passeggiare.
Ogni parola è rifinitura,
la via s’allarga senza confini,
e il bosco ha mille abissi.
E aspettano pergolati assai silenziosi,
e vanno arie dolcissime
sussurrando tra i teneri rami
di betulla, perché per il giardino dei fiori
la nostalgia vaga in punta di piedi.
Rainer Maria Rilke, 1897
Azzurreggiano al crepuscolo lunare
Monti […] come ricordi
Di se stessi; nemmeno più monti.
Solo ancora sogni, lasciati dietro
Da masse rocciose trascorse:
come campane, che spegnendosi catturano ancora l’aria che trema.
Christian Morgenstern, 1906
A Castel Tirolo tutta l’aria è piena
Del suono di tante campane;
ma ancora dormono trenta castelli
fra l’edera dei loro avelli.
Là dormono pure i verzieri
Ebbri del nobile vino,
celando leggende e misteri
fra le pietre incantate.
E là nelle notti profonde
Profumo di rose si effonde:
l’ombra di re Laurino incede
per l’argentea vallata.
La sua corona splende
Con lunare chiarore
E nel paese tutti in fiore
Laurino benedice le rose.
Più di trenta campanili
fiancheggiano l’Adige,
ma non svegliano trenta castelli
fra l’edera dei loro avelli.
Tutti intorno nel gran vigneto
Non spira un alito di vento;
sotto la finestra il roseto
tremola solo un momento.
Gertrud von Le Fort, 1905-1932
Dal balcone arioso, al cui parapetto
avvolto fitto d’edera, uno sciame d’api
circonda i fiori ronzando operoso,
mi piace guarda giù, quando il dì sbiadisce,
ai miei piedi affonda il pendio
con le sue vigne ubertose,
ancor caldo del bacio del sole,
e dal verde con torri merlate
si ergono castelli silenti, Trauttmansdorff,
Rametz, a destra Planta – ben noto.
E più giù, dove nella gola rocciosa
rumoreggia il Passirio selvaggio, i vicoli ombrosi
di Merano, al cui centro la torre
Dell’antica chiesa s’innalza. Ben oltre però
scende, a tratti brillando nel sole,
l’Adige, come un bimbo che apposta
salta i gradini e porge
al fratello di Passiria la mano
e manda il saluto consueto lassù al castel Tirolo.
Paul Heyse, 1863
Carissima, […] penso che il suo (parla di Delka, suo figlio) soggiorno a Trafoi, in una grandiosa cornice di montagne e di ghiacciai, lascerà nella sua memoria tracce molto profonde.
La città (Merano), antichissima come rivelano i portici e i castelli, ha pure residenze nobiliari e nuove ville di buon gusto e quindi fonde passato e presente in un insieme gradevole. Bianca e tuttavia immersa nel verde di parchi e giardini pubblici, si estende gradualmente verso i prati ed i vigneti, che a loro volta salgono verso le scure selve. ….Il nord ed il sud, la città e la campagna, la Germania e l’Italia, tutti questi aspri contrasti si fondano placidamente e persino gli elementi più ostili sembrano qui concilianti e familiari.
Stefan Zweig, 1910
Questo è il primo mistero della bellezza meranese, l’inimicizia col vento, e il secondo è la sua viva amicizia col sole. Merano vive della luce […] . Merano vive solo nella luce. Perché il sole qui ha un potere raro, quasi mitico; conta le ore, ripartisce la giornata, nutre i malati di speranza e i frutti di sangue caldo.
Stefan Zweig, 1910
[…] le montagne che la (Merano) circondano sono molto alte e ricoperte di boschi. La sua posizione è ancora più romantica e più bella di quella pur imponente di Bolzano. È situata su un territorio assai mosso che si estende ai piedi delle colline intorno alle quali il torrente Passirio esce dalla Val Passiria per entrare nella grande valle dell’Adige che qui si piega ad angolo retto, circondata da magnifiche catene di monti. Le sue chiese sono assai belle. Ha portici bassi e un aspetto più campagnolo di quello di Bolzano.
Charles Joseph Latrobe, 1830
Quattro ore di viaggio ci hanno portato da Merano a Bolzano. Abbiamo seguito la valle dell’Adige, in cui si vedono solo stagni e paludi. Durante il tragitto, abbiamo continuato a vedere la Hohe Mendel [Mendola] che erge, rivolta a destra, la sua cima bizzarra. Vicino a Bolzano, il paesaggio diviene più ripido, le montagne sono scoscese e esibiscono le forme più strane, in distanza tinte vaghe e vellutate si stagliano contro un cielo in tempesta e fissiamo avidamente gli occhi su questa apparizione fatata.
Jules Leclerq, 1880
S’apre a un mezzo miglio da Brixen la boscosa valle di Burgstall (Postal), alle cui bocche menano bellissimi prati, pieni di ruscelli e d’acquatici arbusti. Le radici di quei due monti sono vestite d’alberi fruttiferi, e più in su castagneti foltissimi vanno ascendendo, insino al mettere in cupe boscaglie di piante silvestri.
La valle, quanto più piglia dell’alto, più si serra e le si affoltano addosso le selve, che la tengono ombrosa e fresca anche nel più acceso bollor dell’Agosto.
Antonio Bresciani, 1840
A Brunico città e dintorni sono indaffarati e in grande confusione per la fiera dell’indomani. Sono passato in fretta tra le due file di baracche su ambo i lati della strada, fuori del fossato della città, e mi sono diretto al mio vecchio albergo a San Lorenzo.
Charles Joseph Latrobe, 1830
Il cammino di cinque leghe, tra St. Jakob (località austrica della valle di Defereggen) e il villagio di Antholz (Anterselva), nella valle omonima, l’ho fatto in circa quattro ore. […] Il luogo e l’aspetto del lago alla testata della valle di Antholz sono romanticamente pittoreschi. […] Discesa senza problemi dal villaggio di Antholz e di qui, per Niederrasen (Rasun di Sotto), lungo la valle della Rienza. Alcune sorgenti minerali, non molto lontane da Antholz, sono famose per le acque curative di alcuni tipi di infermità.
Charles Joseph Latrobe, 1830