Paesaggi d'Italia

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Il Vulture e l'Appennino

Basilicata, Italia

La Basilicata ha tanti monti, così pregevoli dal punto di vista ambientale da farne una delle regioni più tutelate d’Italia, attraverso l’attività e la salvaguardia dei suoi Parchi nazionali (Pollino e Val d’Agri), dei parchi regionali e delle sue riserve. La metà di tutto il territorio regionale può considerarsi montuosa: alcune cime nel Pollino superano i 2000 metri e nelle Dolomiti Lucane si alzano intorno ai 1500 metri. Si pensi che il capoluogo regionale, la città di Potenza, è a più di 800 metri sul livello del mare. L’Appennino della Basilicata riserva dunque tante sorprese ed è un’area che va a completare l’offerta turistica della regione, con possibilità di turismo montano spesso inaspettate. Tra le aree di pregio sono da ricordare per la loro particolarità il complesso del Vulture, con il suo monte (1326 m.), i suoi laghi, i suoi pascoli, che caratterizzano l’ambiente di questo grande vulcano spento, e la vasta area del Pollino dove si conservano paesaggi e rarità naturali (come il famoso quanto rude Pino Loricato) di rilievo nazionale, con una rete di percorsi di grande qualità. Si tratta dell’area protetta più grande d’Italia e si estende non solo sul versante della Basilicata ma anche della Calabria.

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Ma forse la scoperta più impressionante della zona è il Vulture coi suoi boschi e i due laghi di Monticchio. Nell’angolo settentrionale della Lucania confinante col Beneventano. Il Vulture è un vulcano spento, e la zona nel raggio del vulcano è, come sempre fertilissima, adatta alle ricche coltivazioni. La plaga abbonda d’acque minerali medicamentose, solo in parte sfruttate. Sul Vulture si soffermarono geologi e antropologi, essendo una delle plaghe italiane più adatte ai loro studi, anche per i copiosi residui di vita preistorica. Per noi si legherà al ricordo soprattutto col bosco di Monticchio, che cresce quasi tutto su terra vulcanica, ed è tra i più belli d’Italia.
Guido Piovene, 1957
Il Pollino è, prima di tutto, un confine: amministrativo, perché divide la Basilicata dalla Calabria; geologico, perché è l’ultimo contrafforte di rocce calcaree, con tracce di antichi ghiacciai, dell’Appennino, prima che comincino i massicci cristallini della Sila e dell’Aspromonte; geografico, perchè qui dove lo “stivale” diventa stretto e le montagne hanno poco spazio per scendere a mare, i dirupi si fanno tremendi e i torrenti, al tempo del disgelo, si avventano a valle con furia ruggente […]: sono fenomeni così caratteristici che i loro nomi locali si sono imposti anche ai cartografi, e così quelle forre tormentate si chiamano per tutti timpe, e quei […] corsi d’acqua hanno un nome diventato scientifico: le fiumare […] Il Pollino ha davvero un volto “tutto acqua e sapone”. Se si toglie la strada che si siamo lasciati alle spalle, qualche mulattiera da pastori, e qualche avventuroso sentiero, queste montagne sono fatte, ancora e soltanto, delle cose che la natura ha sempre usato per costruirle: i boschi, i pascoli, le acque e le rocce. […] I boschi sono tra i più belli d’Italia. Sul versante lucano la selva lungo il torrente Peschiera e la faggeta sopra Terranova, non hanno forse rivali, così come le macchie di abete bianco con i loro tronchi simili a strane colonne di alabastro, appena appena sfumate di grigio.
Carlo Graffigna, 1976