Paesaggi d'Italia

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Il Vesuvio

Campania, Italia

In una regione tra le più celebrate dai viaggiatori di ogni tempo com’è la Campania, forse addirittura quella che più di tutte ha messo alla prova la creatività di chi si è cimentato con la descrizione letteraria delle bellezze italiane, è difficile dire quale sia il paesaggio che ha suscitato le emozioni più forti. Certo è che il Vesuvio, con le terre che lo circondano, è quello che ha regalato le sensazioni più nette della potenza della natura, di una forza talmente influente e costante nelle sue diverse espressioni (non solo geologiche ma anche “umane”, storiche e culturali) da divenire straordinaria fonte d’ ispirazione, pura energia immaginifica. Il Vesuvio visto come protagonista, montagna viva che domina vedute da sogno, capace essa stessa, per il suo spettacolare incombere concreto e simbolico, per la sua mai sopita indole minacciosa, di diventare sogno, mito, elemento pittorico e paesaggistico italiano tra i più conosciuti al mondo.

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O venerabile montagna più bella e dolce e morbida di quante io ho mai vedute. Stai, materna chioccia pacifica a tutela di questo mare, di questa terra, di queste città. Dove mai aveva il capo Leopardi quando ti chiamò “formidabil mente” e “sterminator Vesevo”? Dov’è il tuo fuoco la tua rabbia, la tua crudeltà. Tu nemmeno fumo mandi, quel fumo nero che tutti dicono abbruci i campi e accechi le case degli uomini, ma su dal tuo viscere profondo trai bianche morbidissime nubi che appena al cielo si aprono sciolgono i misteriosi fiori del sottoterra che il sole inargenta e il vento lentamente disperde
Alberto Savinio, 1926
[…] Il Vesuvio è, dopo i ghiacciai, la più impressionante esibizione delle forze della natura che io abbia mai visto. Esso non ha l’infinita grandezza, la soprannaturale magnificenza, ne sopratutto la radiosa bellezza dei ghiacciai; ma ha gli stessi caratteri di tremenda e irresistibile forza. Da Resina all’eremo si sale serpeggiando su per la montagna attraverso un largo torrente di lava indurita, che dà l’immagine delle onde del mare cambiate per incanto in duro e nero sasso. La linea del fiume bollente sembra esser sospesa in aria, ed è difficile credere che i flutti, che paiono affrettarsi giù verso di voi, non siano anche ora in movimento. Questa pianura fu una volta un mare di liquido fuoco. Dall’eremo, attraversato un altro vasto torrente di lava, siamo andati a piedi sul cono; questa è l’unica parte dell’ascensione che presenti qualche difficoltà, la quale è stata anche molto esagerata. II cono è composto di roccie di lava e declivi di cenere; il salire quelle e lo scendere questi, è di assai poca fatica. Sulla sommità si ha, in una specie di pianura irregolare, il più orribile caos che ci si possa immaginare; profondi crepacci, tumulti e grandi sassi e cenere, enormi blocchi neri e calcinosi, eruttati dal vulcano gli uni su gli altri in orribile confusione. Nel mezzo è un’altura conica, dalla quale colonne di fumo e fontane di liquido incandescente sono lanciate fuori sempre. La montagna è pel momento in un leggiero stato di eruzione, e un denso, pesante, bianco fumo
P.B. Shelley, 1818
Ne la corazza sua di lava nera,
presso l’azzurro mar, solo ed irato,
scuro gigante levasi il Vesuvio
e il cielo annebbia col suo denso fiato.

Pompei, Stabia, Ercolano a le sue falde
come scheletri dormon dissepolti;
il mare canta, mormora e riluce
e sussurran dei mirti i boschi folti.

Scende la notte, la natura tace,
s’addormentano i boschi e il mar silente,
e il vegliando gigante sempre desto
rischiara il cielo col suo fiato ardente.

Ivan Vazow, 1925