Paesaggi d'Italia

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Il Lazio dei Monti e delle Colline

Lazio, Italia

Il Lazio ha le sue montagne, sono monti dai caratteri appenninici ben definiti che a volte li avvicinano a quelli selvatici d’Abruzzo, ma anche alture più tenui che si portano gradualmente vicino alle colline e al piano fino a poter scorgere bene il Tirreno. Le cime più alte dell’Appennino laziale si muovono intorno ai 2000 metri e dato il loro valore ambientale sono tutelate in parchi e riserve che oggi offrono possibilità di vero turismo montano, estivo e invernale, con estese reti di sentieri, piste per l’inverno, boschi e prati d’alta quota. Non solo il Terminillo e i suoi impianti, con i suoi 2217 metri,ma tutte le attività e gli stili di vita tipici dell’Appennino, si ritrovano nel complesso dei monti Reatini, nei Monti Ausoni con le loro grotte, nei Monti Cantari e le loro cime anch’esse a più di 2000 metri, nella Riserva Regionale Montagne della Duchessa, così come sulle catene montuose dai nomi che evocano non solo la geografia ma la storia straordinaria di queste terre, fino a formare un elenco che ha qualcosa di leggendario: i Monti Ernici, i Lepini, il Cicolano, i Prenestini, i Tiburtini, i Volsci, i Sabini, i Ruffi, il Monte Giano, i Simbruini con il loro Parco naturale Regionale. Ma i paesaggi che emozionano sono anche a quote ben più basse: basti pensare alle vedute senza pari del Colli Albani, rigogliosi di vegetazione e adornati dai segni belli e importanti di millenni di civiltà.

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(Civita Castellana) Costruita su tufo vulcanico […], con la bellissima vista dal castello: il monte Soratte […] si erge solitario e pittoresco. […]. Le zone vulcaniche sono più alte degli Appennini, e solo i corsi d’acqua, scorrendo impetuosi, le hanno incise creando rilievi e dirupi in forme stupendamente plastiche, roccioni a precipizio e un paesaggio tutto discontinuità e fratture.
Wolfgang Goethe, 1786 -1787
Finalmente giungemmo al termine della foresta sul versante sud-ovest del monte, ed io provai l’impressione di un uomo condotto con gli occhi bendati dinanzi ad uno spettacolo meraviglioso, cui sia stato, d’un tratto, levato la benda. Dinanzi mi apparve luminosa ai miei piedi, la pianura marittima, le paludi pontine, pervase da vane e strane tinte, più lontano il mare dorato dal sole, le isole di Ponza, perdute in mezzo alle onde brillanti, il capo Circeo, la torre solitaria d’Astura, la Linea Pia e il castello di Sermoneta. Uscendo dalle ombre della foresta, l’aspetto di questo panorama è uno dei più belli che l’Italia presenti. Su di me ha prodotto un’impressione così forte che non ho trovato sul momento, e neppure ora so trovare, parole atte ad esprimerla. Mi si era vantata assai a Roma la bellezza di questo colpo d’occhio e mi si era detto che non avrei potuto trovare nulla di più bello della traversata dei monti Volsci e della vista di lassù delle paludi pontine e del mare; nulla di più vero. Io consiglio vivamente a tutti quelli che visitano i paesi romani, questa magnifica escursione.
Ferdinand Gregorovius, 1854
Di là anzi, potevasi distinguere la grandezza e la forma vera, e gli spazi frapposti, che, in quel tempo, frondose selve e verdeggianti erbe coprivano, con misti a vari e giocondi colori. Sovra tutti più bella appariva la ginestra, che copre gran parte di quei campi. Roma infine si offrì per intiero al suo cospetto e il Soratte e l’Agro Sabino e la candida giogaia degli Appennini e Palombaria e Tivoli e Preneste e quei luoghi che dicono Campania.
Enea Silvio Piccolomini, Pio II, metà 1400
Il contrasto tra il monte e il piano è anche più sensibile nel Lazio meridionale, dove ai piedi del Lepini e degli Ausoni, accoglienti nelle verdi conche le cittadine della forte Ciociaria, si apre il malioso proscenio delle terre pontine, vigilate dal Circeo sempre suggestivo pur nella demolita leggenda omerica. Sui monti, nei declivi della Sabina ferace, nelle terre della Tuscia, sui Colli Albani cinti di vigne ed ubertosi d’orti, o presso le croscianti cascate dell’Aniene, da ogni contrada, da ogni borgo, da ogni torre il Lazio suscita l’eterna poesia dei ricordi.
Ceccarius, 1943
(Cave e Genzano) Su queste vette luminose e nelle nere valli, l’occhio distingue numerosi castelli, monasteri e villaggi che sembrano sospesi nell’aria. Dappertutto regna un silenzio solenne, imponente. I contorni delle cime sembrano scolpiti nell’azzurro del cielo. Dietro la Serra si scorge qua e là una punta nevosa, d’una dolce tinta violetta: e qualche vetta selvaggia dell’Abruzzo; più lontano ancora, in una nebbia d’argento appaiono altre punte coperte di neve e nelle forme più svariate, alcune simili a obelischi altre simile a cupole; esse richiamano la fantasia verso regioni ancora ignote del paese dei Sanniti o verso le sponde del Liri.
Ferdinand Gregorovius, 1854