Paesaggi d'Italia

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Il Gran Sasso e la Maiella

Abruzzo, Italia

Rilievi di questa specie, capaci di divenire deità montane potenti e assolute nel cuore d’Italia, non ce ne sono altre. Il Gran Sasso è grande davvero, grande nelle sue dimensioni, essendo la montagna più alta di tutto l’Appennino, con diverse cime che vanno a sfiorare i 3.000 metri, grande nella cultura che ha generato e nei miti che ha alimentato. Le sue forme e le sue rocce nulla invidiano alle Alpi, alle Dolomiti, con cui sembra condividere la propensione ad una limpida spettacolarità. Qui la montagna si esprime con tutte le sue attrattive (dall’escursionismo all’arrampicata, dalla discesa allo sci alpinismo, ecc.) e in tutte le stagioni. Il patrimonio naturale è uno dei più estesi e ricchi di tutta la dorsale appenninica e trova la dovuta tutela nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il massiccio della Maiella se è appena secondo a quello del Gran Sasso nella graduatoria delle cime più alte dell’Appennino, non lo è certo per forza evocativa, per la capacità di incidere sulla fantasia locale, per una spettacolarità diversa e particolare. A conferma del suo peso non solo geografico, materiale, ma anche simbolico la tradizione considera questa “la montagna madre”, una madre che vede anch’essa protetta la sua speciale eredità di natura e cultura nell’ importante, e a tratti ancora quasi segreto, Parco Nazionale della Majella.

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Il nome, la mole superba, la forma elegante e singolare del nostro Gigante dormiente.
Fedele Romani, 1907
(sul Corno Grande) Un piccolo piano inclinato offre la sommità della montagna quasi fosse un coverchio, o un gran lastrone ivi sopra imposto uniforme della pietra istessa […]. Non è facile l’ esprimere quel misto di sensazioni che provai al trovarmi per la prima volta sulla cima di una così alta montagna, e come l’orrore dei passati perigli, e l’aspetto delle balze le più alpestri, delle valli voraginose, dei dirupi più spaventevoli, dei grandiosi sfasciumi che da più parti mostra il monte, fosse tutto superiormente compensato dalla veduta, che comprendeva il maggior spazio, che si fosse presentato al mio sguardo […]. Se il tempo fosse stato sereno, avrei goduto del grandioso quadro di vedere i due mari che bagnano l’Italia, e sicuramente le opposte sponde della Dalmazia.
Orazio Delfico, 1794
[…] la valle di Monte Corno, o Gran Sasso d’Italia, dal lato che guarda l’Adriatico. Da quella parte, il Gran Sasso si mostra più magnificamente elevato e superbo. […] io non ho mai visto un monte che faccia più pompa della sua statura, e che svegli nell’animo più intensamente il senso di maestà e del sublime.
Fedele Romani, 1907
La catena del Gran Sasso si presenta imponente, come una immensa muraglia dentellata, a levante di Aquila, e su di essa torreggia la dirupata cima di Monte Corno. Dal lato teramano, da cui si eleva quasi a picco il Corno Grande colla sua minore ma non meno dirupata appendice del Corno Piccolo: l’aspetto della montagna è ancora più aspro ed imponente, e tale da giustificare a prima vista la fama di inacessibilità che essa ebbe per il passato. Ora la montagna è riconosciuta non difficilmente accessibile quasi da ogni lato, e viene percorsa ed ascesa di frequente da studiosi ed escursionisti.
Luigi Baldacci e Mario Canavari, 1884
Se il Gran Sasso è il gigante dell’Appennino […] specialmente dal Passo della Portella, sembra più un gruppo delle Alpi che dell’Appennino.
Enrico Abbate, 1884
La Maiella par che si levi dal mare con un palpito di vele bianche: vista da certi punti par che raccolga il suo manto come volesse isolarsi dalla terra.
Nino Savarese, 1930-32
Il Gran Sasso è una vetta appuntita il cui fianco occidentale è leggermente più alto. È una vera montagna, sia che la si osservi dall’alto che dal basso.
Douglas William Freshfield, 1878
[…] lassù, sui sentieri erti e faticosi, tra le rocce, tra le vette dei monti del nostro Abruzzo, per sentire, come noi sentiamo, nell’anima tutta la vita e la forza di questa poesia.
Douglas William Freshfield, 1878
Il Gran Sasso compare improvvisamente in ogni luogo: ti chiama all’orizzonte come una voce, se per caso non l’avevi ancora scoperto: è esso che presiede, come una deità bianca, il consesso di questi monti. Nel cielo chiaro della mattina, sembra disceso dall’alto e posato come una nuvola che sia un poco piegata dalla parte del vento. Da lontano, non si mostra mai isolato, ma spunta dietro una cortina di altri monti che hanno panneggiamenti di velluto grigio, e non richiamano l’idea della pietra, ma quella di una materia fragile, trasparente, cristallina.
Nino Savarese, 1930-32
E io guardavo se il Gran Sasso avesse le brache o il cappello, se cioè la neve fosse alle falde o sulla cima e indicasse perciò un inverno lungo o corto. Ma s’era di primo autunno, e il Monte Corno aveva un colore bronzeo che la distanza velava d’una lieve tinta violetta. D’altra parte si scorgeva il Sirente proteso come un enorme selce aguzzo sul nero delle boscaglie, coi canaloni biancheggianti, come quelli del Gran Sasso. e laggiù alle nostre spalle tra le lievitanti brume violacee, il massiccio lontano della Maiella, la montagna madre della gente di Abruzzo.
Giovanni Titta Rosa, 1965
[…] quell’enorme sasso conosciuto presso tutte le nazioni come un vero prodigio della natura.
Pasquale De Virgiliis, 1837
Si capisce come la Majella abbia colpito da sempre la fantasia delle sue genti; non ha importanza quello che dice la scienza: chi guarda la Majella non ha difficoltà a credere che possa essere vero quello che gli abruzzesi sostengono e che questa sia stata proprio la prima montagna d’Italia a emergere dal mare in un’antichissima preistoria. Si capisce anche come Plinio l’avesse definita “padre dei monti” e le canzoni dialettali la chiamino “montagna madre”.
Carlo Graffigna, 1976