Paesaggi d'Italia

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Il Golfo, le coste e le vedute napoletane

Campania, Italia

Per i viaggiatori del passato che attraversavano l’Italia in cerca delle bellezze celebrate in tutt’Europa, Napoli e il suo Golfo non costituivano semplicemente un paesaggio, ma erano addirittura Il Paesaggio per eccellenza; un lembo di terra che incontra il mare capace di superare ogni aspettativa, di riassumere in sé quanto di meglio fosse concepibile nel mettere insieme natura e umanità, spazi da vedere e da vivere. Le vedute napoletane conquistano una straordinaria fama grazie alla potenza estetica che viene loro attribuita, una specie di magia che può avere effetti estremi ed opposti sui sentimenti umani. C’è chi dice che i paesaggi partenopei siano in grado di procurare una sorta di pazzia, di far piangere di malinconia chi perde il privilegio della loro vista; in molti li ritengono invece, grazie alla loro armonia unica, un rimedio per ogni tormento. “il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze. Quanto può ideare cervello umano per figurarsi il paradiso, esso lo realizza”, così scrive Matilde Serao raccogliendo il pensiero di tanti. Considerando tutto questo non è certo un caso che poesia e musica qui tocchino ogni cosa.

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L’irresistibile fascino del golfo partenopeo non deriva dall’armonia delle cose, parole senza senso qui dove è anzi violentissimo il contrasto che pone accanto alla spiaggia delle Sirene ammaliatrici l’antro pauroso della Sibilla Cumana e l’ingresso all’Ade tenebroso e che, nella terra la quale non in una piccola parte ma tutta quanta “calma il dolore” ed è datrice di vita, vede sorgere il monte seminatore di strage e di rovina. Il fascino deriva dal trovarvisi uniti in breve spazio i più vivi elementi della bellezza, vera epitome della terra.
Gino Chierici, 1936
Il navigante, che entra nel golfo di Napoli, passando tra le rupi rosee di Capri, e il dorso fulvo di Ischia vede innanzi ai suoi occhi aprirsi una visione che per la bellezza delle forme e l’incantesimo dei colori forse non ha pari sulla terra. Un ordine lungo di grandi scaglioni calcarei, bianchi e rosei, sorge a Capri, poi dal promontorio della Minerva si aderge nei culmini massimi della penisola di Sorrento, gira pei giochi dell’Appennino e con ampio arco si protende di nuovo fino al mare col monte Massico e col Circeo, costituendo quasi così la cavea a gradini marmorei di un immenso teatro naturale. Accolta nel vasto semicerchio si stende la pianura virente della campagna felice; fanno da scena le colline dolcissime di Partenope, le isole vaporose, il Vesuvio fumante il mare splendente, il cielo lucente.
G. De Lorenzo, 1936
Capisco perfettamente che si venga via da Napoli in preda alla pazzia, e ripenso con commozione a mio padre, che aveva ricevuto un’impressione così indimenticabile, specialmente da quelle bellezze che io ho veduto oggi. E come chi ha veduto, anche per un minuto, uno spettro non può più essere felice, così chi è partito da Napoli non potrà più essere felice, perché il suo pensiero correrà sempre a Napoli. Io ora mi sento perfettamente tranquillo alla mia maniera, e solo quando è proprio troppo, faccio gli occhi grossi, grossi.
W. Goehte, 1786
Quanno spónta la luna a Marechiaro,
pure li pisce nce fanno a ll’ammore…
Se revòtano ll’onne de lu mare:
pe’ la priézza cágnano culore…
Quanno sponta la luna a Marechiaro.
A Marechiaro ce sta na fenesta:
la passiona mia ce tuzzuléa…
Nu garofano addora ‘int’a na testa,
passa ll’acqua pe’ sotto e murmuléa…
A Marechiaro ce sta na fenesta….
Chi dice ca li stelle só’ lucente,
nun sape st’uocchie ca tu tiene ‘nfronte!
Sti ddoje stelle li ssaccio i’ sulamente:
dint’a lu core ne tengo li ppónte…
Chi dice ca li stelle só’ lucente?
Scétate, Carulí’, ca ll’aria è doce…
quanno maje tantu tiempo aggi’aspettato?!
P’accumpagná li suone cu la voce,
stasera na chitarra aggio purtato…
Scétate, Carulí’, ca ll’aria è doce!
Salvatore di Giacomo
Napoli coi suoi dintorni è l’unica terra d’Italia, io credo che non ha delusioni anche pel viaggiatore che ci capiti inebriato dopo averne sentito parlare da un pezzo. La descrizione più pittoresca, il quadro di un pennello prodigioso, il capitolo di una penna sublime impallidiscono davanti alla realtà. È così grande questa bellezza, tanti elementi vi concorrono, che occhio e cervello umano non possono essere capaci di afferrarla intera, nonché di descriverla.
Renato Fucini, 1878
Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze. Quanto può ideare cervello umano per figurarsi il paradiso, esso lo realizza. E l’armonia del cielo, delle stelle, della luce, dei colori, l’armonia del firmamento con la natura, mare e terra. Si sfogliano i fiori sulla sponda, canta l’acqua penetrando nelle grotte, l’orizzonte è tutto un sorriso, Posillipo è l’altissimo ideale che sfuma nella indefinita e lontana linea dell’avvenire; Posillipo è tutta la vita, tutto quello che si può desiderare, tutto quello che si può volere. Posillipo è l’immagine della felicità piena, completa, per tutti i sensi, per tutte le facoltà. E la vita vibrante, fremente, nervosa e lenta, placida ed attiva. E il punto massimo di ogni sogno, di ogni poesia. Il mare di Posillipo è quello che Dio ha fatto per i poeti, per i sognatori, per gl’innamorati di quell’ideale che informa e trasforma l’esistenza. Quando il Signore ebbe dato a noi il nostro bel golfo, udite quello che la sacrilega leggenda gli fa dire: uditelo voi, anima glaciale e cuore inerte. Egli disse: Sii felice per quello che t’ho dato, e se non lo puoi, se l’incurabile dolore ti traversa l’anima, muori nelle onde glauche del mare.
Matilde Serao, 1900
Avanti, o nave ! Io ben so che non puoi affrettarti; è sì grave partirsi da queste spiaggie ! Avanti, o vele ! Io ben so che volete ancora indugiarvi, e fra breve non v’empierà più il dolce fiato del mezzogiorno. Su, o àncora, tratta dalla gomena distesa gocciante ! io ben so che mal puoi spiccarti dal molle fondo d’un mare sì bello. Ah ! ben maggiore del vostro è il dolore che prova il mio cuor sanguinante nel dire addio all’Italia. Simile ad un monile di ricche perle su candido seno femmineo, Napoli stendesi mollemente lungo la dolce curva dell’incantevol suo golfo. I mesti tocchi dell’Ave Maria diffondendosi sulla marina, la quale trema tutta dal suo profondo e sospira con fiotto sommesso sulle ghiaie lontane del lido. Come sorge maestoso il Vesuvio nella sua veste violacea, con una lieve pannocchia di fumo! Simile ad una ghirlanda di fiori, il suo arco distendesi fino a capo di Minerva; ogni cosa è circonfusa d’un languido vermiglio e, nella quiete vespertina, il cielo pare s’inchini a baciare le sue leggiadre amanti: la terra e la marina.
Goffredo KIinkel, 1859