Paesaggi d'Italia

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Il Garda

Trentino, Italia

Luogo letterario per eccellenza, catalizzatore di immagini e sensazioni stupite di tutti quei viaggiatori che arrivano sul più grande lago italiano. La parte trentina ha tre comuni (Riva del Garda, Nago - Torbole, Arco) e anche qui, come nelle parti lombarde e venete, si esprime la meraviglia di chi scopre paesaggi che pur coronati da montagne “più imbronciate e aspre di altre”, hanno qualcosa che viene definito - anche da chi usa con parsimonia gli aggettivi - “paradisiaco” e “sublime”. Certo è che i piaceri del clima, dei panorami, delle architetture, perfino dei sapori e dei profumi, trovano nel Garda una straordinaria sintesi tutta italiana. Una sintesi anche oggi ben riconoscibile, fatta di acque e rive, giardini e spiagge lacustri, borghi e castelli, che sembrano quasi aprire le porte di una terra sognata, annunciare uno stile, una propensione all’incanto riconosciuta da tutti al Bel Paese.

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Sono partito da Rovereto dopo le cinque, prendendo per una valle laterale, che versa le sue acque ancora nell’Adige. Arrivati alla sommità, si presenta in basso un enorme ciglione scosceso, che si valica per poi scendere fino a lago. S’incontrano qui le più belle rupi calcaree, che si presterebbero a studi pittoreschi. Scendendo fino in fondo, si trova poi un paesello sulla punta settentrionale del lago col suo piccolo porto o meglio luogo d’approdo, che chiamano Torbole.
Johann Wolfgang von Goethe, 1786
Quanto vorrei avere i miei amici accanto per godere insieme del panorama che mi presenta dinanzi!
Avrei potuto essere fin da questa sera a Verona ma mi si prometteva allo sguardo un’opera ammirevole della natura: il meraviglioso lago di Garda.
Johann Wolfang Goethe, 1786
La bianca cima dentata
avvampa: corona murale
ove il mattino, Nerone ridente, ha scagliato la sua fiaccola.
Come il fuoco dilaga nell’azzurro,
verso stelle sfiorite,
si ridesta la valle in un gioioso brivido, emerge da roridi sogni.
Reiner Maria Rilke, 897
Due ragazzi sedevano sul muretto del molo e giocavano a dadi. Un uomo leggeva una rivista sui gradini di un monumento all’ombra dell’eroe che brandiva la sciabola. Una ragazza alla fontana riempiva d’acqua il suo mastello. Un fruttivendolo stava accanto alla sua merce guardando verso il lago. In fondo a una bettola, attraverso porte e finestre vuote, si vedevano due uomini con del vino. L’oste sonnecchiava davanti, seduto a un tavolo. Un battello scivolò silenzioso, come se fosse trainato, dentro il piccolo porto. Un uomo vestito di una casacca blu saltò a terra e tirò le funi attraverso gli anelli. Altri due uomini, in giacca scura con bottoni d’argento, portavano dietro al capitano una bara su cui evidentemente giaceva un uomo, sotto un grande telo di seta ornato di fiori e di frange. Sul molo nessuno si curò dei nuovi arrivati, neppure quando posarono la bara per aspettare il capitano, che era ancora affaccendato con le funi, nessuno si avvicinò, nessuno rivolse loro domande, nessuno li osservò più attentamente. Il capitano fu trattenuto ancora un poco da una donna che, con un bambino al seno e i capelli sciolti, appariva ora sul ponte. Infine giunse, accennò a una casa giallastra a due piani che lì vicino, a sinistra, si alzava verticale non lontano dall’acqua, i portatori sollevarono il peso e lo trasportarono attraverso il portale basso ma formato da sottili colonne. Un ragazzino aprì una finestra, fece in tempo a notare come il gruppo scomparisse nella casa e richiuse in fretta.
Anche il portale ora venne chiuso, era ben costruito con pesante legno di quercia. Uno stormo di colombe che finora aveva volato intorno al campanile si posò sulla piazza davanti alla casa. Una di esse volò fino al primo piano e picchiettò sul vetro della finestra. Erano uccelli di colore chiaro, vivaci e ben nutriti. Con grande slancio, la donna dalla barca gettò loro del grano, gli uccelli lo raccolsero e volarono verso di lei. Un uomo anziano con cilindro e fasciato a lutto scese lungo una delle stradine sottili in forte pendenza che conducevano al porto. Si guardava intorno con attenzione, tutto lo turbava, la vista di immondizia in un angolo gli piegò il viso in una smorfia, sui gradini del monumento c’erano bucce di frutta, egli le spinse giù, passando, con il bastone. Giunto al portale con colonne, bussò, togliendosi al contempo il cilindro con la destra guantata di nero. Il portone si aprì immediatamente, almeno cinquanta ragazzini formavano una fila nel lungo corridoio, inchinandosi. Il capitano scese le scale, salutò il signore, lo condusse di sopra, al primo piano fece con lui il giro del cortile circondato da logge slanciate, ed entrambi entrarono, mentre i ragazzi si affollavano a rispettosa distanza, in un grande ambiente fresco nel retro della casa, di fronte al quale si ergeva non un’altra casa, ma solo una nuda parete di roccia nerastra.
Franz Kafka, 1917
(Da Torbole) La prospettiva del lago dall’alto è infinita […] questo è un lago soggetto ad una estrema e furiosa agitazione quando c’è un temporale. Intorno al lago ci sono montagne più imbronciate e aspre di altre cime che abbiamo visto.
Michel de Montaigne, 1580
Per chi potesse essere sensibile a ciò che è sublime, io supplico il lettore di guardare una carta del lago di Garda.
Henri Stendhal
Garda là in fondo solleva la rocca sua fosca sopra lo specchio liquido cantando una saga d’antiche città sepolte e di regime barbare.
Giosuè Carducci, 1882 - 1885
Lascia che ti racconti rapidamente dei bei giorni sul Lago di Garda. Venire qui è stata la cosa più giusta. È paradisiacamente bello…
Sigmund Freud, 1900
(Da Gargnano) Il lago è azzurro cupo, imporporato e limpido come un gioiello […] E i battelli hanno vele color di cedro. È un lago adorabile…
David H.Lawrence, 1912
(Da Riva) C’è qualcosa di straordinariamente commovente quando, dopo un lungo periodo di inquietudine, per la prima volta si torna a scivolare in questa quiete assolata, dolcemente sussurrante e sciabordante, recinta da monti severi.
Thomas Mann, 1902
Tutti i castelli che noi sognamo,/ io vado a cercare–e vedo:/ dietro alberi eternamente in fiore/ cala la sera sul lago./ Le sue vele rosse si gonfiano/ frusciando nella quiete delle onde/ tutti i miei sogni stanno ad ascoltare/ profonde notti in fiore.
Rainer Maria Rilke, 1894
[…] remai per un bel pezzo al largo sul lago. Verso ponente tutto sprofondava già nell’ombra, che calava distendendosi come un drappo scuro sulle ripide pareti rocciose del Dosso dei Roveri, […] L’intero lago, scintillante nell’oscurità, adesso mi circondava silenzioso.
W.G. Sebald, 1990 - 1987